La comunicazione del disagio, dell’emergenza adesso avviene sempre più attraverso il social network, se in questo post  ho parlato di come un’hashtag raccolga le informazioni degli utenti di twitter, in questo post andrò ad approfondire come si possano aggregare le segnalazioni attraverso delle mappe; le cosidette “ crowdmap ” .

Il primo esempio di “crowdmap” in emergenza, che ho recuperato in rete è quello realizzato durante il terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo. Su una Google Maps, gli utenti hanno georeferenziato: le tendopoli, il COM , le scosse  e i crolli. La mappa realizzata da 12 collaboratori è ancora attiva, e ha dato il via al progetto di Google ” noi a l’aquila ” che ha ufficializzato il progetto.

Con il rilascio di Crowdmap da Ushahidi, il 2010 sdogana il fenomeno che prende sempre più piede in Italia e all’estero. Durante l’alluvione in Veneto venne realizzato un Wiki con tutte le informazioni per chi si trovava  nel pieno dell’emergenza. Altre mappe vengono realizzate nel corso delle alluvioni in toscana e liguria di fine ottobre/inizio novembre 2011, dove risalta la mappa dei luoghi con wifi realizzata dal Comune di Genova.

Con l’ultima allerta neve sono arrivate 2 mappe create dal basso uno a carattere nazionale  ed una carattere locale su Roma, ma  ha visto anche il debutto di un’ente nazionale nella gestione di una mappa; Anpas Nazionale infatti sta sperimentando in questi giorni lo strumento aprendolo inizialmente alle segnalazioni degli interventi svolti dai volontari fino alle segnalazioni dei semplici cittadini. La mappa che trovate qui è aperta ai contributi via twitter con #anpasneve, oltre che ai contributi via mail e sms .

Il fenomeno finalmente inizia a crescere anche nel nostro paese, dopo il successo riscontrato nelle emergenze in giro per il mondo, ma per l’eccellenza secondo me mancano ancora alcune cose:

  • Spesso anzi quasi sempre le mappe sono create dal basso, tranne pochi casi dove le associazioni o i coordinamenti di protezione civile investono tempo nello sviluppo. Una delle difficoltà maggiori è l’assenza di punti di raccolta delle segnalazioni provenienti dalla rete; su twitter qualcosa si muove attraverso hashtag come #firenzeneve mentre su Facebook con la privacy più complessa diventa difficile il monitoraggio.
  • Crowdmap di Ushahidi dispone di una versione mobile sia per Android che IOS. La prima è ricca di aggiornamenti mentre la seconda è lasciata quasi da parte.
  • Open data; dovrebbero diventare lo standard di ogni ente coinvolto nel sistema di protezione civile al fine di poter dare una maggior concretezza alle risorse disponibili e alla loro localizzazione.
Secondo voi cosa può incentivare la diffusione delle crowdmap?

 

 


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  • http://twitter.com/erapisardi elena rapisardi

    grazie Luca per aver scritto questo post.
    ci sarebbe molto da dire su questo argomento, ma mi limito ad alcune osservazioni.
    a. hashtag: verissimo. bisogna mettersi d’accordo su un codice per tipo di rischio, luogo (almeno) ricordo il progetto snowtweet che indica chiaramente la sintassi da usare [es. #snowtweets 15 cm at torino, italy]
    b. sappiamo che la spinta viene dal basso e il movimento che scatena può essere lento. ma l’interesse c’è.
    c. opendata: ci sono i dati, a volte non si capisce perché non siano open, but very closed indeed. su questo bisogna avviare un movimento culturale ampio, dal basso e condiviso (es wiki italia)
    aggiungo un altro punto che mi sta particolarmente a cuore.

    d. il mapping è cruciale. Gran parte delle informazioni utili in prevenzione e in emergenza sono georiferite. Bisogna però distinguere tra l’esigenza di web mapping (si veda neocartography vs GIS) da quella del crowdmapping. Sono due cose diverse. Ushahidi ha avuto il merito di rispondere ad una necessità ed è nato come strumento di crowdmapping e la cui versione cloud (crowdmap.com) ne ha accelerato la diffusione. Purtroppo non esiste uno strumento di webmapping di pari facilità di utilizzo, strumento che dovrebbe gestire non solo punti, ma aree, tracciati, georss, …. gli strumenti google sono itneressanti e facili, ma ma non riescono a rispondere alle diverse necessità. Molte delle crowdmap italiane sono crowd spurie perché hanno usato uno strumento di crowdmapping al posto di uno strumento di webmapping. Ma quello c’era.
    Nella prevenzione dei rischi, nel soccorso, in protezione civile l’esigenza è di costruire una meta mappa nella quale far affluire e differenziare informazioni e esporle secondo criteri eterogenei, comprese quelle crowd.
    La sfida è di lavorare su un progetto collaborativo, open e free che faccia tesoro delle esperienze fatte e ci faccia fare un passo avanti utile e concreto. Stay tuned…

  • http://twitter.com/erapisardi elena rapisardi

    aggiungo una cosa (la notte porta consigli)

    un’altra problematica: chi gestisce, mantiene e dà continuità ad una crowdmap?
    l’esperienza di ushahidi e della Stand By Task Force (SBTF) ci insegna che non basta lanciare una crowdmap, ma si deve promuovere, gestire e mantenere – leggi: gestire il flusso delle informazioni, validarle, verificarle -.
    Forse è arrivato il momento di pensare a una SBTF nostrana, che faccia leva anche sul volontariato, costituendo un network operativo da allertare e coinvolgere, che abbia le competenze giuste e che dia continuità. Che si chiami VTC – Volunteer Technical Community -, GIS Corps, SBTF, online volunteering, non ha importanza. L’importante è che ci sia un gruppo promotore e una comunità.

  • Franz

    Come in tutte le emergenze il problema proncipale riguardante la diffusione delle notizie è che chi è impegnato nelle attività di soccorso giustamente non ha tempo per seguire anche questo tipo di “nuova comunicazione” in tempo reale. Il fatto che si voglia concentrare la comunicazione in un unico referente (es. Sindaco o Prefetto o …) a cadenze orarie definite deriva dalla necessità insindacabile di fornire alla popolazione informazioni corrette e univoche, senza creare inutili allarmismi e dare una visione unica e coordinata dell’evento, che sia riassuntiva degli scenari di ogni singola forza in campo.
    E’ interessante sapere che grazie a questo tipo di tecnologie anche i cittadini si rendono partecipi in una situazione di criticità, spesso risultando tra i primi a diffondere la notizia del verificarsi si un evento critico. Da addetto ai lavori però guardo con un un misto di interesse e perplessità a questo modo di aggregare e condividere informazioni “delicate” che riguardano l’incolumità delle persone, e che devono essere gestite “cum granu salis”. Ricordo perfettamente l’esperienza dell’Aquila con Google Maps, è già quella volta mi ero stupito della velocità e della quantità dei dati raccolti.
    Però il ragionamento portante che deve stare alla base di questa attività è quello di far coesistere la necessità di tutelare la popolazione con notizie corrette e quella di informare e dare la possibilità a tutti di partecipare portando le sue informazioni. Troppo spesso le notizie vengono diffuse in ottica allarmistica e catastrofica, e molte altre volte tali notizie non sono corrette o per “volontà” dell’autore o per poca esperienza, ci vorrebbe quindi qualcuno con le giuste competenze che le filtrasse nel modo corretto, per poi renderle friubili a tutti.
    L’esempio più lampante può essere un utente che riferisce di 20 cm di nevicata, quando in realtà sono 6; o di autostrade coperte di neve “perchè non passa nessuno” a pulirle, quando invece i treno di lame è transitato regolarmente 1o min prima, ma la nevicata è talmente copiosa che giocoforza la strada si ricopre nuovamente di neve. Spesso quello che è percepito dall’ “uomo qualunque” discosta molto dalla realtà dei fatti, anche perchè facilmente ognuno di noi si fa dominare dalle emozioni e difficlmente riesce a far prevalere il suo lato razionale (pensiamo ad esempio all’ambulanza “che è arrivata dopo 20 min” quando in realtà ci ha impiegato 8 min a raggiungere il luogo…)
    L’argomento è tanto interessante quanto ampio, e ci vorrebbe una tavola rotonda, piouttosto che una tastiera, solo per iniziare a sbozzare nelle sue linee generali l’argomento…